Questo il titolo di quella che è ormai una saga, che si protrarrà ben oltre le vite degli iniziali protagonisti.

Perché questo nome? Impero si riferisce a quello Romano, l'acciaio ne evoca le armi.

L'acciaio è simbolo di forza, ma anche di duttilità e resilienza ed è inoltre simbolo di progresso: senza del buon acciaio, non si possono costruire macchine complesse.

 

A febbraio 2018 la Trilogia si è completata, chiudendo il primo ciclo della saga.

A febbraio 2019 è uscito il quarto volume, iniziando il secondo ciclo, e al momento in cui scrivo questo aggiornamento (ottobre 2019), sto per completare la revisione del quinto e del sesto e ultimo.

La fondamentale differenza tra il due cicli è che, mentre nel primo i protagonisti operano in un ambiente uguale o poco cambiato rispetto alla storia che conosciamo, nel secondo gli effetti delle azioni da loro intraprese inizieranno a manifestarsi, rendendolo una distopia.

 

La storia è ambientata, il più accuratamente possibile, nella Roma di Tiberio quindi, sotto questo aspetto, potrebbe essere un romanzo storico, nel quale mi prendo pochissime libertà.

Tuttavia, il cuore della storia, la premessa al suo svolgimento e il suo fulcro, sono le interazioni che i quattro iniziali protagonisti hanno con la Roma Imperiale, dove arrivano in seguito a un evento del tutto fortuito, ossia un piccolo cataclisma, provocato da un'entità cosmica non senziente.

 

Infatti,  la sola ma fondamentale parte del romanzo che gli impedisce si essere considerato storico, è un tema caro a molti autori di fantascienza e non solo: il viaggio nel tempo.

A eccezione di questo aspetto, le ambientazioni e i personaggi che si incontrano sono, per quanto possibile, rigorosamente aderenti alla realtà storica, almeno fino a quando i quattro cominciano a interagire con l'ambiente che li circonda, provocando, com'è lecito attendersi, eventi e reazioni che daranno luogo a situazioni e avvenimenti mai verificatisi.

Non mancano attente e particolareggiate descrizioni dei luoghi e dei personaggi storici che i quattro iniziali protagonisti incontrano, alcuni dei quali diverranno a loro volta protagonisti.

 

Vi sono naturalmente incontri e nuove amicizie, anche particolari.

I quattro si integrano molto bene nella Roma imperiale, nota per i suoi costumi piuttosto aperti, volendo usare un eufemismo. La storia si svolge anche attraverso la nascita di nuovi, intriganti amori, alcuni dei quali sono dei veri colpi di scena, quasi più delle trame che verranno ordite contro di loro.

 

Quattro persone che ho visto e rappresentato come una sola entità, ciascuno con le sue piccole manie, ma che formano un gruppo talmente affiatato da non riuscire a farmi affezionare a uno in particolare.

Quattro persone normali, con competenze e storie personali nelle quali molti lettori potranno riconoscersi, con reazioni del tutto comuni, ma dotate di grande determinazione e coraggio, consce che non hanno altro modo di sopravvivere che affrontare di petto la situazione nella quale si trovano e gli ostacoli che si presenteranno.

 

La vicenda è raccontata per lo più attraverso fitti, serrati dialoghi, che ho scritto con uno stile forse più adeguato a una sceneggiatura che a un romanzo, ma che ritengo opportuno per mantenere il ritmo.

I sentimenti dei personaggi traspaiono da quanto dicono, credo in modo più incisivo che se venissero accuratamente descritti.